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La settimana scorsa è uscito un articolo riguardante uno studio pubblicato dalla Boston University School of Medicine, che analizza gli effetti dell'ottimismo sulla longevità.

Potrei dire tanto a riguardo...i pensieri e le riflessioni si intrecciano dentro la mia testa in modo caotico, quasi come se volessero fare a gara a chi si manifesta per primo e prende la parola, come ad una recita scolastica, quando sul palco i bambini si affrettano a salutare i propri cari al microfono.

Potrei cavalcare questa notizia, parlando del mio libro "Ottimismo Sempre!" che ho pubblicato due anni e mezzo fa e che ora sta cercando una nuova casa editrice, una nuova "veste" che lo faccia volare un po' più in alto di quanto abbia fatto finora; perché se lo merita, perché è un libro facilmente fruibile e al contempo porta a riflettere, perché è una testimonianza reale che essere ottimisti non è una moda o una finzione, ma un cammino fatto di determinazione, perseveranza e sogni pronti da realizzare.

Oppure potrei parlare del mio voler essere Coach dell'Ottimismo, poiché in qualche modo vorrei aiutare le persone a credere di più in se stesse, ad avere coraggio di osare, di cambiare quello che a volte sembra impossibile modificare...

Oppure potrei parlare del mio Spazio S.O.R.R.I.S.O. perché ci sono un sacco di novità bellissime per il prossimo inverno e non vedo l'ora di poterle condividere con voi!
Mi sto già preparando ad annunciare tutte le sorprese che ci saranno e sono molto emozionata!
Questo mio stato emotivo è autentico, nel senso che mi fa piacere poter contagiare le persone con vitalità, energia e aiutarle a portare avanti i loro sogni.
In qualche modo la potrei definire la mia MISSION.

Ad ogni modo oggi mi voglio principalmente soffermare sulla riflessione che Italo Pentimalli (ideatore di piuchepuoi.it) ha esternato riguardo allo studio in questione.

Egli ha scritto (testuali parole, copiate dal suo post sul gruppo Il Potere del Cervello Quantico, di cui faccio parte):

"...Capita di sbucciarsi un gomito, un ginocchio, di procurarsi una qualche ferita, ma non ci pensiamo troppo: sappiamo che il nostro corpo è dotato di intelligenza propria, capace di creare tessuti e di metterli nella quantità giusta al posto giusto.

Su qualche livello sappiamo, e se ci pensate è una cosa grossa, che il nostro corpo possiede l’istinto di autoguarigjone.

Ma in caso di patologie più importanti? In quel caso non ci viene troppo naturale pensarci, spesso non viene da prenderlo seriamente in considerazione.

Comprendo che non sia sempre semplice, ma se ci pensate è un controsenso: perché per una ferita si e per il resto no?

Perché quando si va dal medico e dice che il nostro malanno è questione di stress implicitamente accettiamo che la nostra mente possa farci ammalare ma facciamo molta più fatica ad accettare che la stessa mente possa farci anche guarire?

Lungi da me scrivere un post di carattere medico o che possa fungere da consiglio terapeutico. Non sono un medico e certe cose non le so. Però so leggere, ascoltare e unire i puntini. Non posso dunque fare a meno di mettere in evidenza cose che, ormai, sono evidenza.

Nell’edizione serale di ieri, Martedì 27 Agosto, è andato in onda un servizio del Tg5 che riporta il risultato di un nuovo studio americano pubblicato su una prestigiosa rivista del settore che, citando le parole del servizio:

“ha certificato universalmente che l’ottimismo allunga la vita. Non è la prima volta che gli studiosi ci dicono che una buona disposizione d’animo equivale ad un migliore stato di salute con una riduzione di rischi di malattie cardiache.

Ma mai come oggi i ricercatori hanno stabilito senza equivoci che l’ottimismo allunga le vita del 15%, indifferentemente dalle condizioni economiche e sociali”.

15%, avete capito? 
Sapete a cosa equivale il 15% vero? Per una persona di 70 anni sono circa 10 anni. Mediamente dunque un’aspettativa di vita allungata di 10 anni. È una cifra enorme.

Al di là del concetto di ‘ottimismo’ che per me non significa andarsene in giro con quel sorriso sornione come se non accadesse mai niente, ma essere consapevoli del fluire degli eventi e della vita stessa, mi sembra evidente che uno stato d’animo generi una cascata biochimica nel nostro corpo (tristezza, felicità, gioia, dolore e che così via dicendo comandano la generazione di sostanze chimiche molto diverse nel nostro corpo, alcune nocive altre benefiche).

Così come secondo me non si può fare a meno di pensare che, visti anche gli studi del Dott. Ventura riportati nel mio ultimo libro, in cui le cellule staminali, ovvero cellule indifferenziate, vengono programmate proprio attraverso frequenze, le diverse vibrazioni delle nostre cellule non abbiano impatto su quelle vicine e sulle cellule di nuova generazione.

Secondo me non si può fare a meno dunque di pensare che il nostro stato emozionale ed energetico non abbia un impatto, molto più profondo di quello che solitamente siamo soliti immaginare, sul nostro corpo e sulla nostra salute fisica (i messaggi elettrici tra le altre cose viaggiano molto più veloci di quelli chimici).

Il nostro stato di benessere, anche secondo questi studi dunque, è il risultato di vari fattori in cui il nostro stato emozionale e quello vibrazionale hanno un ruolo da protagonisti assoluti (10 anni sono una marea di tempo)."

 

...ecco, questo è il pensiero su cui vorrei farvi riflettere oggi.

Grazie e... Ottismismo Sempre!!

India

P.s.) questo è il link all'articolo pubblicato in rete.

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